giochi da bambina

Nome: matilda
mi piace suonare la chitarra e scrivere canzoni e soprattutto mi piace suonare e cantare il punkrock nei neutrons. il mio gatto si chiama Cipollina e una volta avevo anche un canarino con una zampa sola. vivo in un laboratorio giocando tra provette, bunsen, centrifughe, falcon e piastre di LB+A.
mangio solo torte al cioccolato e bevo solo frullati di banana, cannella e miele.
*MY FABOLOUS BAND: neutrons*
°[blog] Amico crust
°[blog] compagna di merende ma soprattutto di cellofans
°[blog] Il Dott. De Piscopo
°[cultura] Ascanio Celestini
°[cultura] Marco Paolini
°[film] the wizard of oz
°[illustrazioni] uno dei migliori illustratori
°[letture] a lui devo la mia formazione
°[letture] anche a lei
°[musica] la dolce Lisa Marr
°[musica] le urla di Kim Shattuck
°[musica] Milo Aukerman: come conciliare hc e genetica
°[musica] super-Blondie
°[tv] raitre
La cina è vicina
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Milano, un giorno di Aprile, un vagone della metro.
Una signora, anziana. Potrebbe essere una nonna, ma non ha l’aspetto della nonna. Sembra una ragazzina invecchiata, dai capelli lunghi e argentei e dal sorriso malinconico. In mano un mazzettino di fiorellini bianchi di campagna, i gambi avvolti da carta argentata. Scambia qualche frase con un signore, anziano anche lui. Anche lui potrebbe essere un nonno, ma anche lui ha più che altro l’aria di un giovanotto d’altri tempi, ormai cresciuto. Lui la guarda, lei anche ma poi abbassa gli occhi. Lui le dice di sedersi, c’è un posto libero. Lei no, non mi siedo mai. E allora si siede lui. Dopo qualche fermata i loro occhi si fanno sempre più malinconici. Si baciano e lei scende dal vagone. Non una parola, non uno sguardo per rendere meno infelice quel saluto. Lei cammina senza voltarsi più. Lui rimane sul vagone, si siede di nuovo e poggia lo zaino sulle gambe. Sembra che voglia urlare e i suoi occhi sono disperati. Ma l’unica cosa che riesce a fare è sospirare. Tira fuori dallo zaino un mazzo di chiavi. E intanto il treno continua ad andare avanti.
Scoprire che le persone che ti vogliono bene e a cui tu vuoi bene per sapere qualcosa di te devono ricorrere a leggere il tuo blog, cercando di leggere tra le righe di aneddoti infantili, ti fa capire che non solo hai dei problemi di comunicazione, ma che probabilmente ce li hai anche molto grandi.
Sai benissimo di avere due braccia che funzionano, due gambe che funzionano, un cuore che batte e un cervello capace di ragionare. ma nonostante tutto c’è qualcosa che non va. un ingranaggio dentro di te si è bloccato e da sola non ce la fai a sbloccarlo. e così continui ad incastrarti con la paura di non riuscire a sbloccarti. mai.
Il pastorello di Betlemme
matilda ha sempre avuto una vera passione per i rapporti epistolari. Perché alla fine le parole scritte sono molto più belle delle parole dette. Il momento in cui leggi una parola è molto più intenso del momento in cui la senti. La puoi leggere e rileggere all’infinito e ogni volta potrebbe assumere un significato diverso. E poi la gioia di aprire in maniera delicata la busta, dispiegare la lettera e cominciare a correre veloce con lo sguardo attraverso quei segnetti neri per cogliere le parole importanti. Proprio per questi e per mille altri motivi, matilda, tra i sette e i nove anni, instaurò un rapporto epistolare con tale “pastorello di betlemme”. Le letterine di questo pastorello arrivavano tramite le mani della Suora. Era stata lei, infatti, a parlare di questo ragazzino di Betlemme che non andava a scuola ma che, mentre portava a pascolare le sue caprette sulle colline, leggeva libri e faceva bellissimi disegni dei paesaggi circostanti. matilda ovviamente non si lasciò sfuggire l’occasione e, per timidezza, cominciò a scrivere le prima letterine insieme alla sua compagna di banco. Il pastorello ci metteva un po’ di tempo a rispondere ma ogni volta le letterine erano accompagnate da bellissimi disegni fatti con la china e a volte capitava anche di ricevere qualche fotografia in bianco e nero del pastorello in compagnia della sua capretta preferita, bianchina. Le lettere erano sempre composte da un unico foglio, ma completamente scritto, non rimaneva un buchino bianco. La compagna di banco di matilda pian piano si stufò di questo rapporto epistolare, ma matilda, che pensava continuamente al mondo dal sapore antico del pastorello, in cui le piccole cose erano così gioiose e piene di grazia, non riusciva a smettere di provare allegria ogni volta che la Suora arrivava con una lettera indirizzata proprio e solamente a lei.
matilda non scoprì mai chi fosse veramente questo pastorello, questo disegnatore così esperto che riusciva a riprodurre in maniera così fedele i francobolli di quelle terre esotiche e a disegnare dei paesaggi così belli seppur così aridi.
In fondo perché bisogna per forza non credere?
"Straziante vuol dire che strazia".
e non solo. straziante vuol dire che la trachea si chiude e non puoi più respirare. vuol dire che le lacrime ti inondano il cervello annebbiandoti i pensieri. vuol dire che il sangue si scalda a tal punto che ti senti le vene pulsare. vuol dire che senti così freddo che il tuo corpo diventa un blocco di marmo.
LA FABBRICA
La Fabbrica è brutta. La Fabbrica è grigia. per entrare nel La Fabbrica si passa per un tunnel grigio senza finestre. Tra gli stabili del La Fabbrica ci sono dei pezzi di prato, ma le piante sono secche. Gli uffici del La Fabbrica sembrano dei prefabbricati con le pareti di quel blu degli alberghi anni '70 del mare. Le scale degli uffici del La Fabbrica sembrano non finire mai...ad ogni svolta ti trovi di nuovo una scala davanti. La Fabbrica ha 2 Mense. La Mensa numero 1 è La Mensa dirigenziale. La Mensa numero 2 è La Mensa dei dipendenti. La Mensa numero 2 è molto grande e dentro c'è un gran chiasso. Nel La Mensa numero 2 ci sono gli operai con le tute verdi e ci sono le impiegate vestite in maniera semplice. Al La Mensa numero 2 si mangiano solo minestre, arrosto, fagiolini e insalata. poi un'arancia o una mela. e l'acqua. Proprio dove viene servito il cibo c'è un orologio anni '70 che ti indica i minuti che mancano alla fine della tua pausa pranzo. Nel La Mensa numero 2 ci sono dei disegni che illustrano in che posizione mettere il piatto e le posate sul vassoio che bisogna riporre sul nastro che dal La Mensa porterà il tuo vassoio nelle cucine del La Mensa. Nel La Mensa numero 2 ci sono delle aree in cui gli operai giocano a biliardino, a carte e dove fanno un gran chiasso.
Dal La Fabbrica il cielo è grigio. e le mura sembrano non finire mai.
siete mai stati al museo di zoologia?
NO? davvero?
matilda c'era stata da piccola, quando il museo aveva un aspetto serioso e antico con tutte quelle vetrinette di legno scuro in cui erano contenuti centinaia di uccelli impagliati. il pavimento era di marmo e appesi alle pareti c'erano altri animali morti e imbalsamati. c'era poi la sala con gli scheletri dove erano conservate ossa e scheletri di diversi animali. e forse questa era la parte che a matilda piaceva di più.
matilda si è ritrovata, un po' per caso un po' per lavoro, al museo di zoologia proprio il mese scorso ed era strano notare per l'ennesima volta come tutto era molto più piccolo rispetto a come se lo ricordasse. Le sale con gli uccelli impagliati e con gli scheletri erano sempre le stesse, anche se ora guardare tutti quegli animali stecchiti ma identici in tutto, almeno esterioremente, alla versione viva faceva un certo effetto. La grande differenza rispetto ad allora è che gli scienziati hanno capito che ai bambini non importa sapere com'è fatto il Gallus sonneratii e che becco ha l'Erithacus rubecula. Ai bambini piace sentire delle storie e possibilmente trovarcisi dentro! ecco perché matilda si è divertita un mondo a passare nelle sale coloratissime che rappresentavano i vari ambienti climatici, come il deserto e il mondo marino, e in cui potevi vedere gli organismi che ci vivono. chi l'ha detto che per imparare bisogna annoiarsi?! qualche vecchio...sicuramente!
ma pensa un po' te...matilda che deve correggere una tesi di laurea. matilda al massimo costruisce prigioni con il lego, porta in giro per la casa la frutta di plastilina sul suo camioncino colorato, costriusce armadi per le bambole con le scatole delle scarpe e si stupisce quando il suo cavallo a dondolo di peluche mangia la mela dalle mani della mamma. da 5 a 23 in un millesimo di secondo. matilda non vuole chiudere gli occhi, ha paura che in quel microsecondo di buio possa passare una vita. e continua a guardare le cose cercando di non chiudere mai gli occhi, di vederle per come sono e non per quello che potrebbero o dovrebbero essere e di godersele finché si ha l'opportunità. e tu?
il tema del mese è: LA DISTANZA.
svolgimento:
ci sono due tipi di distanza: quella fisica e quella, se mi passate il termine, spirituale.
punto I. a volte si è vicini senza esserlo fisicamente. tra persone che si vogliono molto bene capita. l'amore ti porta ad immaginare l'altra persona nel luogo dove si trova, nei piccoli momenti di vita quotidiana che conosciamo bene: mentre sale sulla metropolitana, mentre prepara la cena, mentre apre il portone di casa e mentre accende il computer. lo sentiamo vicino anche se non c'è. è un po' ciò che succede quando muore una persona cara.
punto II. più spesso invece si è vicini, magari ad un solo millimetro di distanza, ma si è completamente distanti. non ci si capisce più al volo, si perdono dei frammenti di vita altrui e gli altri perdono dei frammenti della tua vita. perdi la complicità di quelle cose che sai solamente tu e l'altro. a volte passano gli anni e le nostre strade prendono direzioni così opposte che non ci scontreremo mai. a volte è giusto così, a volte no.
alcune delle amiche più care di matilda sono partite o stanno per partire. Londra, Pechino, Zurigo e Cambridge. alcune staranno via per pochi mesi, altre per quattro anni almeno. e matilda rimane qui. che vergogna dopo tutta un'adolescenza a dire che avrebbe vissuto qua e là per il mondo. eppure oggi matilda non ha più voglia di andarsene. non è paura, è solo che ora non è il momento. non è il momento giusto. ma l'ultima parola non è detta. raggiungere un'amica a boston non è poi così impensabile.
la settimana scorsa matilda è stata ad un congresso importante e ha capito perché la scienza è malata. è malata perché la società è malata. le baronie vanno avanti a matrimoni fortunati, cognomi politici e amicizie altolocate. il mondo si divide i buoni (i figli di nessuno. quelli che nella società sembrano non decire nulla. quelli che non hanno capito quanto sono importanti per la società. le bestie da soma insomma) e cattivi (quel 0,2% della popolazione che detiene il potere e lo passa alla sua progenie. quelli che decidono le sorti della gente comune. quelli che senza la gente comune sarebbero polvere). i soldi girano solo dove devono girare e purtoppo continueranno a farlo. ma almeno prendiamo coscienza che non siamo delle bestie da soma. noi possiamo fare la differenza. basta volerlo.
e ora matilda vi fa ciao ciao con la manina e si va ad ascoltare "girls who play guitar" (messaggio privato: vabé A VOLTE ascolti anche musica decente).
stamattina nessun cornetto a festeggiare con matilda la sua ultima giornata da bibliotecaria. ed è strano ripensare a come siano volati in fretta questi cinque anni universitari. il mal di pancia da esame, i pomeriggi passati a seguire le lezioni aspettando che fuori si facesse sera, le serate in solutine a studiare e quelle spensierate in compagnia il giorno prima di un esame, le mattinate a studiare in biblioteca a chimica dove c'è silenzio, la pizza con le patate, la mozzarella e il prosciutto, svegliarsi presto la mattina con il freddo per ripassare prima di un esame, i power point, le aule antiche del policlinico, quelle nuove della città universitaria, quelle sottoterra di via dei Reti e quelle minuscole sparse per i vari dipartimenti, i panini nel sacchetto di carta bianca, le fotocopie ai chioschi gialli e quelle in viale ippocrate. è strano rendersi conto in un unico momento, mentre passi sotto la sbarra di via de lollis, che una fase della tua vita si è chiusa e la tua vita è cambiata. ora proprio non capisci perché hai avuto così fretta di catapultarti nel mondo vero. qualche altro mese/anno nel limbo non sarebbe stato male. ma forse è meglio così.
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